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mercoledì 28 maggio 2014

L'amore per il lavoro

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. [...]
E' malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo. Si può e si deve combattere perché il frutto del lavoro rimanga nelle mani di chi lo fa, e perché il lavoro stesso non sia una pena, ma l'amore o rispettivamente l'odio per l'opera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dell'individuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge.
(cap. "Batter la lastra", pag. 81)

Mi rendo conto di quanto le parole sopra citate abbiano poco a che fare con la tecnologia. Credo, però, di aver incontrato rare volte una constatazione così vera seppur semplice, espressa con tanto sentimento e poesia.
Spero di poter provare la sensazione a cui Primo Levi si riferisce.

mercoledì 9 aprile 2014

Il romanzo

Primo LEVI, La chiave a stella, Torino : Einaudi, 2006





Per quanto riguarda la cornice del romanzo, Primo Levi sceglie "una fabbrica molto lontana" della Russia sovietica del dopo-guerra, nella cui mensa per stranieri immagina di incontrare Faussone, un tecnico piemontese che, dopo aver lavorato per alcuni anni all'interno della Lancia, ha deciso di abbandonare la monotonia della catena di montaggio, per girare il mondo come montatore di tralicci, gru e ponteggi. 
Sono proprio gli avventurosi montaggi raccontati da Tino all'autore che permettono lo spostamento della vicenda nelle più improbabili regioni del globo.

Primo Levi pubblicò La chiave a stella nel 1978, con l'obiettivo di celebrare il lavoro, dedicando la propria opera agli Italiani che negli anni '70, soprattutto in ambito ingegneristico, prestavano i propri servizi alle aziende straniere.
Questi sono gli "Anni di Piombo" in Italia, anni di terrorismo politico e caratterizzati dall'esaurimento degli slanci di rivoluzione giovanile del decennio precedente. Eppure si tratta di un periodo particolarmente ottimistico per lo scrittore torinese, che pare aver dimenticato l'atroce ricordo del lager.